Due sotto il burqa
header

Due sotto il burqa

Che le donne abbiano vissuto, e ancora vivano, tempi duri è cosa nota tanto da essere, in molti e antichi detti e/o proverbi popolari, etichettate come motivo scatenante di qualsivoglia bega. L’espressione Cherchez la femme! (che è anche il titolo originale del film) ne è un perfetto esempio. Resa celebre da Alessandro Dumas padre nel dramma Les Mohicans de Paris (1854) essa sta a indicare che le donne sono sempre la causa, diretta o indiretta, di particolari – e non sempre piacevoli – avvenimenti. Probabilmente l’attribuzione di questa responsabilità al genere femminile rimanda a un’epoca ancor più lontana e c’è chi la fa risalire addirittura a Giovenale che nelle Satire (Nulla fere causa est, in qua non femina litem moverit) vede proprio nella donna l’origine di tutte le liti.

Non è un caso, quindi, che Sou Abadi, narrando le ardimentose peripezie di un giovane innamorato, abbia deciso di titolare con questo celebre motteggio il suo primo lungometraggio di finzione, vincitore del Premio del Pubblico al Biografilm Festival. Iraniana di nascita e da tempo residente a Parigi, la regista si era già fatta notare con l’interessante documentario S.O.S Theran (2002) ma stavolta ha scelto la via della commedia per raccontare, con ironia e leggerezza, il pericolo di ogni deriva integralista.

Al centro della vicenda c’è, naturalmente, una donna ma non solo… Troviamo altresì una “idea” di donna che si declinerà in gesti eclatanti ma anche in sorprendenti (e qui è proprio il caso di dirlo) svelamenti. Armand e Leila sono una coppia di brillanti studenti di Scienze Politiche in procinto di far decollare la loro carriera a New York ma, pochi giorni prima della partenza, il fratello della ragazza, Mahmoud, fa ritorno a casa dopo un soggiorno nello Yemen dal quale torna cambiato. In modo… radicale. Rigorosamente fedele alla religione islamica non tollera le abitudini troppo “aperte” della sorella e, per impedirle di incontrare il fidanzato, arriva a rinchiuderla nel loro appartamento. Armand, vedendo fallire ogni tentativo diplomatico con l’irriducibile Mahmoud, decide di escogitare uno stratagemma: nascosto sotto un burqua, si presenta alla sua porta come una studentessa, che risponde nientemeno che al nome di Sherazade, desiderosa di prendere lezioni da Leila. L’intraprendente trucco finisce però per rivelarsi una sorta di trappola per il giovane che, talmente compreso nel ruolo della virtuosa e devota fanciulla velata, riesce a essere davvero seducente anche per gli uomini – ovviamente ignari della vera identità – della famiglia di Leila.

Il meccanismo, qui perfettamente oliato, della classica commedia degli equivoci diviene un modo, ironicamente intelligente, per parlare di integralismo ma anche di integrazione, così come di tolleranza e di pregiudizio. Sou Abadi, che ha trascorso una lunga parte della sua vita sotto il regime islamico iraniano, ha utilizzato certi accadimenti personali (spesso tutt’altro che comici) per aggiungere realismo alla storia, riuscendo a farne un racconto autenticamente brioso che si ispira alla tradizione della commediaen travesti ma anche al ritmo rocambolesco della slapstick comedy.

La storia d’amore dei due ragazzi altro non è che un pretesto per mostrare, con disincantata ma rispettosa laicità, le insidie di ogni pensiero oltranzista ma altresì l’ipocrisia di un Occidente le cui vedute sono, nei fatti, di gran lunga meno ampie di quel che esprime a parole. Abadi mette in campo comunisti, femministe, estremisti sui quali appunta, in egual misura, uno sguardo ironico che non scivola mai nella gratuità dello scherno ma, giocosamente, ne evidenzia le assurdità sovente anacronistiche.

Tenendosi sapientemente alla larga da ogni cliché, la regista riesce a maneggiare con cura la delicata materia del fondamentalismo religioso, ben calibrando la girandola degli eventi e dei buffi fraintendimenti anche grazie alle brillanti prove di un cast in perfetto equilibrio tra protagonisti e comprimari. Un film godibilissimo, dove ci si diverte con un gusto privo di superficialità come in quelle belle commedie che, parafrasando Dostoevkij, “si riconoscono dal modo in cui si ride”.

© CultFrame 12/2017

 

 

Titolo originale: Cherchez la femme / Regia: Sou Abadi / Sceneggiatura: Sou Abadi / Fotografia: Yves Angelo / Montaggio: Virginie Bruant / Scenografia: Denis Gautelier / Musica: Jérôme Rebortier /Interpreti: Félix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil, Anne Alvaro, Miki Manojlovic, Carl Malapa / Produzione: The Film, France 2 Cinéma, Mars Film / Paese: Francia, 2017 / Distribuzione: I Wonder Pictures / Durata: 88 minuti