Ritorno alla fer(i)ale normalità
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Ritorno alla fer(i)ale normalità

Archiviato anche Spelacchio, il “diversamente albero”, si torna –  finalmente! –  alla fer(i)ale normalità.

L’Epifania, che proverbialmente “tutte le feste si porta via”, è la giornata che amo di più tra tutte quelle della lunga pausa natalizia proprio perché mette fine, non tanto all’ozio e ai bagordi enogastronomici (che non dovrebbero avere periodicità ma essere sdoganati in ogni momento dell’anno), quanto a questa atmosfera di posticcio entusiasmo che raggiunge il suo apice nella famigerata notte di San Silvestro quando tutti – e prevalentemente nei giorni immediatamente precedenti al 31 dicembre – sembrano vagare come spaesati orfani di ricchi premi e cotillon, eludendo la ferale domanda (“tu cosa fai a Capodanno?”) manco fosse una richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Personalmente il Natale da anni (e da molti anni) non mi provoca più alcuna emozione anzi lo trovo solo una grande seccatura proprio per quell’aria festosa da fiction televisiva che sembra spalmarsi per ogni dove. A me piace solo Halloween perché, evidentemente, tra streghe, vampiri e zucche (vogliamo parlare del delizioso risotto che vi si può ricavare?) mi trovo più a mio agio che tra angioletti e pastorelli. Comunque questa è un’altra storia e, magari, ve ne parlerò il 31 ottobre prossimo…

Ritornando al 25 dicembre e dintorni posso dire che quest’anno è volato in un baleno e anche in modo piuttosto sereno, senza “tragedie” familiari (che, di solito, tendono a manifestarsi in tutta la loro potenza proprio in questi giorni di festa manco fossimo in un film di Haneke), regali improbabili che fai fatica non solo a cambiare ma anche (eventualmente) a riciclare tanto ti vergogni o pranzi coercitivi con parenti che non vedi mai e ti stanno sullo stomaco come – se non di più – un’insalatiera di peperoni.

Inoltre il 2017 è terminato in compagnia degli amici più cari con una lauta cena che, essendosi svolta a casa mia, non mi ha nemmeno costretta ad uscire nottetempo arrancando sui tacchi (è Capodanno e che fai non te li metti?) e mi ha invece permesso di indossare – sotto un lungo vestito nero – i miei comodissimi anfibi che non solo fanno effetto-cool con l’outfit elegante ma sono legittimati dal fatto che la padrona di casa si può vestire come le pare.

A conti fatti queste Feste non sono state moleste (cosa che non potrei dire di tutto il 2017) e anzi hanno portato nel film della mia vita (eh lo so… deformazione professionale) un personaggio in più che, da ora in poi, considererò irrinunciabile in ogni Natale: il Christmas Designer.

Nonostante non mi strappi i capelli per le festività dicembrine non mi sottraggo ad addobbare la casa per l’occasione anche se, come è facile intuire, mi cimento nell’impresa con scarsissimo fervore. Quest’anno, però, mi sono affidata ad un esperto che, non solo si lancia nella decorazione con travolgente impeto ma ne è un autentico cultore. Il suo nome è Alex ed è uno dei miei più fraterni amici.

Riposta nel cassetto la laurea in architettura, Alex si è dedicato, fin da ragazzino, alla danza, diventando ballerino professionista, coreografo e insegnante. Certamente la creatività e la fantasia fanno parte del suo mestiere ma se si unisce alla sua conoscenza delle forme anche uno smodato spirito natalizio ecco che si ottiene il perfetto, unico e impareggiabile Expert del Natale.

Il 25 dicembre per lui non è una data ma è uno state of mind, un mood che riesce a stento a domare per 11 mesi l’anno e che deflagra nel dodicesimo in un tripudio di palline colorate, luci e decorazioni che, in confronto, l’albero di Times Square sembra un abete della parrocchia.

Quello che si può trovare a casa sua è un esempio bellissimo e raffinatissimo di Christmas Tree al quale non è opportuno avvicinarsi più di tanto; gli addobbi, infatti, oltre ad essere magnifici sono, per la maggior parte, costosissimi e ancora si narra il destino di una parente che, tempo fa, ne mandò in frantumi uno. Vi dico solo che non è più stato trovato il corpo.

Da cacciatrice di talenti qual sono ho quindi prontamente reclutato Alex per guarnire di natalizi ornamenti il mio appartamento rendendolo oltremodo felice ma imponendogli una condizione: sarà il Christmas Designer mio e solo mio ed io non avrò altro Christmas Designer all’infuori di lui.

Il risultato, nonostante le mie decorazioni non potranno mai competere con le sue (e mi ha fatto omaggio di preziosissime palline di vetro che ho già assicurato ai Lloyd), è stato una vera delizia e, grazie ad Alex, ora il Natale mi piace un po’ di più.